Rassegna stampa

Intervista a Stefano Barotti "Non chiamatemi cantautore"

31-05-2017

Il protagonista dell’intervista di oggi è Stefano Barotti. Non gli piace essere definito cantautore, ma lui le canzoni le scrive e le canta, regalando sempre emozioni a chi ascolta.

Si capisce sin da subito che la musica è parte integrante della sua vita. Diretto, ironico, dotato di una sensibilità fine maturata negli anni, suonando a contatto con le persone e vivendo i luoghi e i tempi della sua musica.
Abbiamo iniziato l’intervista con la più semplice delle domande per arrivare al rapporto che Stefano Barotti ha col pubblico e i live. E allora iniziamo!

Ci racconti il tuo percorso e come ti sei avvicinato alla musica?

A 17 anni ho cominciato a scrivere canzoni e parallelamente a suonare la chitarra. All’inizio scrivevo brani lunghissimi, pensieri interminabili di tre pagine, poi ho imparato a racchiudere in 3 minuti ermetici tutto ciò che volevo comunicare.
Da li il primo gruppo dove inizialmente, per timidezza, suonavo e scrivevo solamente. Poi piano piano il desiderio di cantare i pezzi a cui ero più affezionato ha iniziato a farsi sentire e di li a poco le mie prime esibizioni come cantante.
La mia formazione passa dalla passione per artisti come Neil Young e Bob Dylan, al reggae di Bob Marley fino ai nostri cantautori. Ascolto un po’ di tutto, dal pop al rock dal blues al jazz......        

Continua sul sito  http://www.musicstorm.it/2017/05/29/stefano-barotti/                                                                                                

 

 

 

Silvia Zavettieri (Music Storm)

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Intervista preconcerto all'unaetrentacinquecirca Cantù 27/4/17

27-04-2017

...Il poeta Mario Luzi ha scritto: «Il cantautore è una figura ibrida e complessa, perchè in esso c’è qualcosa del compositore, del letterato e del pensatore; il suo è un mestiere, nel senso etimologico del termine, un mestiere che attinge sapienza da un’eredità storica di grande tradizione.» Queste parole ben si adattano all’arte e al talento di Stefano Barotti, classe 1972, che con Mario condivide i natali toscani, l’accento e l’attitudine poetica e che sarà in concerto con la sua band al completo giovedì 27 aprile All’UnaeTrentacinqueCirca di Cantù. Un gradito ritorno, da celebrare con un live imperdibile, atteso da molti fan....

Aessia Roversi (BiBazz)

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Stefano Barotti un cantautore con la C maiuscola

31-01-2017

Stefano Barotti un cantautore con la C maiuscola

Può capitare a volte di non rendersi conto di essere presuntuosi, può capitare di rendersi ridicoli proferendo frasi tipo: "sono stato in un ristorantino nell'entroterra che non conosce nessuno dove si mangia con pochi euro come in un locale stellato", oppure "ho letto un libro di uno scrittore che nessuno conosce ma che sicuramente diventerà il nuovo Umberto Eco". Il più delle volte è così, si rimane sospesi tra la convinzione di aver trovato un "tesoro" e il dubbio che questo "tesoro" sia veramente tale solo ai nostri occhi (o alle nostre orecchie in questo caso). Ma nel caso di Stefano Barotti i dubbi si dissipano quasi subito. Questo è sicuramente un cantautore con "C" maiuscola, sconosciuto ai più per motivi ignoti, o forse perchè ha avuto la sfortuna di nascere con qualche decennio di ritardo, quando ormai la musica (come la nostra società) è diventata usa e getta, incapace di esprimere concetti articolati, che deve arrivare "subito" e che deve esprimere messaggi immediati, semplici e di "facile lettura". Bella la musica, importanti le parole, in lui si può trovare tanto De Gregori "prima maniera" (quando era ancora bravo tanto per capirci), tanto Paolo Conte, tanto Dalla, con richiami a Fossati e Capossela. Il tutto in un' armoniosa fusione che rende la sua musica delicata e con uno stile assolutamente inedito. Una menzione speciale va fatta anche ai suoi musici, alla chitarra elettrica Alessandro Gonfiantini, al basso Luca Silvestri, e alla batteria "letteralmente sfiorata" Vladimiro Carboni. Ad oggi i "lavori" di Stefano Barotti sono 3 splendidi dischi: "Gli ospiti", "Uomini in costruzione" e l'ultimo "Pensieri verticali" disponibili su cd o sul "vintage" vinile, ma il consiglio che do a tutti e di sentirli almeno una volta suonare dal vivo per potere apprezzare al meglio l'intensità e la passione di Artisti tanto "freschi" e "nuovi" da sembrare "vecchi".

Gianluca Camorani (La voce di Parma)


Il cantautore Stefano Barotti in concerto al Blue Seagull di Chiavari

24-12-2016

Speciale intervista concerto Stefano Barotti Band. Chiavari, Blue Seagull 18 dicembre 2016

twebnews (TWEB News)

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Recensione Pensieri Verticali

10-11-2016

Certe volte ti senti presuntuoso a dire di avere ascoltato un disco che conoscono in pochi e che ti sembra un capolavoro.
Ebbene, secondo me "Pensieri Verticali" è uno dei migliori album di cantautorato italiano (se la parola ancora può essere usata) degli ultimi anni. Alla faccia delle definizioni, indie piuttosto che alt-folk e cazzivari, questo è un disco di canzoni, bellissime canzoni arrangiate con maturità e suonate da un pool di ottimi musici (da Max De Bernardi a Paolo Bonfanti, da Jono Manson a Kreg Viesselman, solo per citarne alcuni). Non c'è molto da dire, se non ascoltare piccoli gioielli come "Povero l'amore" o "Rose d'ottobre" e "La ragazza". E chiedersi come mai Stefano Barotti non sia conosciuto e apprezzato in Italia come lo sono i Fossati, i De Gregori e i Capossela. La cosa bella è che pur sentendoci dentro un po' tutti i mostri sacri del tempo che fu, e anche un po' di Dalla e Battisti, viene fuori uno stile e una bellezza che appartiene solo a lui, al pensatore verticale che sa parlare d'amore in questi tempi sterili e sa fare musica delicata ed elegante fuori dai tempi rozzi dell'elettronica e della confusione.

Fantagomero (debaser.it)

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SHAKE recensisce Pensieri Verticali

03-03-2016

Elegante, raffinato. Uno di quei cantautori, Stefano Barotti, venuto a farci rivivere le stagioni delle parole ed il peso che hanno, espressioni sussurrate, vite vissute, storie intime, “Pensieri Verticali”, un uomo che si guarda allo specchio per rivedersi ragazzo, uno dei due ha più sogni, l’altro la schiena più curva.

(SHAKE)

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"Sfide d'autore" gli studenti incontrano Stefano Barotti

29-02-2016

Paola Pastorelli (Il secolo XIX)


Recensione Pensieri Verticali

27-10-2015

Barotti di personalità ne ha da vendere, in primis nella scrittura di testi sempre bellissimi, divisi tra piccoli racconti e confessioni che, di volta in volta, sanno essere pervasi d’ironia (Blues Del Cuoco, Giudizio Non Ho), incantata poesia (La Ragazza, Rose Di Ottobre), sentito romanticismo (Ogni Cento Parole), persino una certo slancio visionario (L’Arcobaleno Rubato, Cuore Danzante). 

Lino Brunetti (backstreetsbuscadero.wordpress.com)

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Pensieri Verticali recensione

01-08-2015

RECENSIONE SU D DI REPUBBLICA A CURA DI MARCO FECCHIO    

Stefano Barotti / Pensieri Verticali

Il pregio di Stefano Barotti è di rientrare di diritto nella categoria "cantautori", ma allostesso tempo di discostarsi da etichette che suonano obsolete. Questo terzo disco, a otto anni dal precedente, offre un grande salto di qualità: merito di una naturale maturazione e di valori aggiunti, come un nuovo eccellente produttore (Raffaele Abbate) e un bimbo in arrivo. Inutile citare i tanti riferimenti stilistici, oramai il suo stile personale molto deciso, storie di vita vissuta con la voglia di guardare la vita da prospettive diverse (i "pensieri verticali", appunto). << Abbaio al mondo come un cane, mentre il mondo morde me >> è la fotografia di un artista fuori dalla mischia, ma sincero. E anche maledettamente bravo.

 

Marco Fecchio (D di Repubblica)


Recensione/intervista - Pensieri Verticali

25-07-2015

Recensione intervista a cura di Fausto Leali per il sussidiario.net

 

Fausto Leali (wwwilsussidiario.net)

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Pensieri Verticali su Rumore di luglio. Disco scelto tra quelli italiani. A cura di Barbara Santi.

08-07-2015

STEFANO BAROTTI

Pensieri Verticali / OrangeHomeRecords

L'approccio surreale e favolistico della scrittura del cantautore massese cattura subito: "l'uomo non aveva il cuore a sinistra, un amore glielo aveva spostato verso il centro del petto", recita L'uomo Armadillo, auspicabile singolo che apre questo terzo lavoro.               Folk, country, blues e rock accompagnano le storie dei protagonisti; che siano uomini, studenti, donne, ragazze o lui stesso; filtrate dalla lente dell'ironia, della delicatezza e dalla spiccata sensibilità dell'autore. Barotti sa andare dritto al punto, senza parlarne direttamente. Il taglio per lo più tradizionale del suo songwriting riporta alla mente da un lato De Gregori e dall'altro Battisti, ma la narrazione sposta gli accenti e la voce ha scuola e identità. Dunque, che siua sarcastico come nel Blues del cuoco, o poetico come in Rose di ottobre, o visionario come ne L'arcobaleno rubato, il risultato non cambia. Avanti Così.

 

 

 

Barbara Santi (Rumore)


Il cantautore Barotti sul palco a Cantù

17-05-2015

(La Provincia)


I "Pensieri verticali" del cantautore Stefano Barotti - Intervista

04-05-2015

Non c'è fretta quando si è alla ricerca della qualità. Lo sa bene Stefano Barotti, tornato discograficamente a far parlare di sé dopo un lungo periodo di assenza. Sette anni in cui il cantautore toscano ha suonato molto dal vivo, ha collaborato con altri artisti, ha composto e registrato le canzoni di "Pensieri verticali", terzo disco della sua carriera. Un importante passo verso una decisa maturità artistica capace di unire il meglio del cantautorato della tradizione italiana con una importante iniezione vitaminizzante di rock, blues e americana.

Martin Cervelli (Musica e Disincanti)

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Stefano Barotti, canzoni che vanno oltre i confini

26-04-2015

...Una prova matura che piacerà ai cultori del genere sia nazionale sia di quello anglosassone. Per questi ultimi consigliamo Il blues del cuoco, Nerone, L'arcobaleno rubato e Cuore danzante dall'anima Rock. Mentre per i puristi dello stile italiano: L'uomo armadillo, La ragazza e Girasole....

Michele Manzotti (La Nazione. Spettacoli Firenze)


L’uomo armadillo.Tempo di bilanci per Stefano Barotti e i suoi “Pensieri verticali”in musica.

23-04-2015

La musica di Barotti impone all’ascoltatore-recensore di rifuggire dalla tendenza, prettamente italiana, al voler tutto etichettare e classificare, da quella smania definitoria che, negli anni, ha fatto di Guccini semplicemente un cantautore.

Claudia Erba (sardegnareporter.it)

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Recensione Pensieri Verticali

21-04-2015

... conviene senza dubbio avvinarsi ai Pensieri Verticali di Barotti, al suo mondo parallelo e anticonvenzionale, fatto di amori, ricordi, sogni ed immagini lontane dagli schemi, viste e narrate dall'alto, da una visuale privilegiata, oltre quelle nuvole che coprono un universo dove le cose quotidianamente svaniscono afflitte nell'ovvietà di accadimenti che seguono solo la logica di un sistema arenato nel "pensiero orizzontale".

Domenico Grio (www.rootshighway.it)

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Recensione Pensieri Verticali

12-04-2015

...D’altronde Neo Rocco diceva: “Datemi un portiere che para, un centravanti che segna, ed ho già metà squadra". Con Stefano allo stesso modo è indubbio si possa affermare che quando si ha la voce e le belle canzoni si ha già mezzo disco fatto. Quello che ci rimane dentro è la consapevolezza di aver ascoltato una voce dalla timbrica particolare e una chitarra che a volte accompagna, a volte invece è accompagnata da un modo di dire le cose che non è da tutti.

Michele Porcile (estatica.it)

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Recensione Pensieri Verticali

09-04-2015

....Un disco, insomma, davvero bello, da far girare più volte sul piatto, che ci fa riscoprire l'amore per il suono pulito delle chitarre acustiche e di una voce - finalmente - vera e autentica.

Andrea Podestà (L'isola della musica italiana)

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Recensione Pensieri Verticali

03-04-2015

Alla domanda se c’è ancora spazio e senso, nel panorama musicale odierno, per la figura del cantautore classico, Stefano Barotti risponde, tramite i suoi “Pensieri verticali”, in senso inequivocabilmente positivo. Lo fa attraversando quaranta anni di cantautorato italiano, dai simbolismi di  De Gregori fino alla vena più ironica di Cristicchi, e seminando il percorso di aromi di americana, blues  e rock, con la partecipazione di Jono Manson ed un gruppo di fidati partners esperti di pericolosi crocevia, dal chitarrista  Paolo Bonfanti a Max De Bernardi e Kreg Viesselman.

Andrea Baroni (www.storiadellamusica.it)

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Recensione Pensieri Verticali

24-03-2015

Gli scarni arrangiamenti di Raffaele Abbate, dominati dalle chitarre acustiche, mettono in evidenzia gli influssi di matrice angloamericana di una musica dal retrogusto sapor nostalgia, ma, anche, testi che parlano di antiche storie di pane e peste (“Cuore danzante”), di protesta verso mercanti che vendono la terra (“L’arcobaleno rubato”) e, soprattutto, di amore declinato nelle sue varie stagioni: autunnale (“Rose d’ottobre”), primaverile (“Ogni cento parole”), invernale (“Povero è l’amore”) ed estivo (“Girasole”).

Gaetano Lo Presti (gaetanolopresti.wordpress.com)

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Un inno in note dedicato ai "pensieri verticali"

22-03-2015

Gaetano Lo Presti (La Stampa / Cultura e spettacoli)


Recensione Pensieri Verticali

15-03-2015

il massimo del mio gradimento. "Pensieri verticali". Vivamente consigliato.

Athos Enrile (http://athosenrile.blogspot.it)

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Recensione Pensieri Verticali

08-03-2015

....tra il sogno americano e il risveglio mediterraneo, libero spazio aperto per chi vuole innamorarsi, funambolo chagalliano perennemente in volo, fra parole e riflessioni...

Andrea Barbaglia (terapiemusicali.blogspot.it)

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Stefano Barotti, pensieri verticali di un cantautore

28-02-2015

...Struggimento, poesia,un po' di cinismo, qualche bicchiere di vino, una prospettiva insolita da cui guardare la vita. Il mondo di Stefano Barotti si apre davanti all'ascoltatore del disco, superando il semplice ascolto con immagini così forti da ricostruire davanti ai suoi occhi un immaginario eccentrico, caldo, vivo....

(Corriere Mercantile)


La verticale del Barotti: ecco l'annata migliore

23-02-2015

Stefano Barotti è nell'annata giusta, e l'etichetta "Pensieri verticali" è quanto di più vero, appassionato, corposo, armonico e indimenticabile si possa gustare a livello nazionale.

 

 

Alfredo del Curatolo (freddiedelcuratolo.blogspot.it)

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Recensione Pensieri Verticali

04-02-2015

..... Barotti scrive canzoni d'annata, canzoni vive, che crescono insieme a chi ha voglia di ascoltarle. Raccontano amicizia e amore, soprattutto amore. Quello per il vino, per una donna, per la propria madre. E lo fanno in questo terzo passaggio discografico unendo al meglio due ingredienti fondamentali: le parole e le note. Che i testi di Barotti siano da sempre pura poesia non è una novità, ma la ricercatezza sonora di questo disco, in cui compaiono tra gli altri anche Jono Manson, Paolo Bonfanti, Max De Bernardi, Henry Carpaneto e Kreg Viesselman, è davvero sorprendente, curata, raffinata e mai ridondante.....

Maurizio Pratelli (QTIME)

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Recensione Pensieri Verticali

02-02-2015

.....Le canzoni di Barotti sono alta cucina. Un'alchimia di testi e suoni, perchè il risultato sia efficace, e lasci nell'ascoltatore un gusto completo....

Laura Bianchi (Mescalina)

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Pensieri Verticali - le canzoni di autore di Stefano Barotti

01-02-2015

...quello di Barotti è un nome che può essere accostato ai più interessanti autori grazie a brani come "Compositore di canzoni"...

(La Provincia - Pavia)


13-01-2015

Lieto Sartori (La provincia Pavese)


Stefano Barotti per "ComoLive"

30-07-2014

(La Provincia)


Barotti degusta le sue canzoni

30-07-2014

 

 

(Il corriere di Como)


Musica, vino e vinile: ecco Stefano Barotti

08-04-2012

(La Nazione)


Recensione Gli Ospiti

01-06-2008

n.41 - pag. 33

Michele Manzotti (L'isola che non c'era)


Stefano Barotti, medicina per l'anima

01-12-2007

Live sul Lario: Il cantautore toscano in concerto a Brienno.

Maurizio Pratelli (Corriere di Como)


Recensione Gli Ospiti

14-11-2007

L'amore, i ricordi, la neve, i monti, le stagioni che passano, le situazioni che si rincorrono, un continuo flusso di figure conosciute che entrano nell'altrui dimora a pieno titolo, ma che lasciano spazio ad altre, ospiti di passaggio, capaci però di segnare, nonostante la presenza occasionale. Attimi di vita che diventano significativi e incancellabili.

 

 

Athos Enrile (Yastaradio.com)

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Recensione Gli Ospiti

01-08-2007

Secondo disco per il cantautore toscano che registra in America

Paolo Vites (Jam - Agosto 2007)


Una scrittura da narratore

01-08-2007

Stefano Barotti sottolinea una cantautoralità che scompone il pezzo in modo perfetto e spiazzante

Manrico Anchelis (Tv Radiocorriere)


Recensione Gli Ospiti

06-07-2007

Ben suonato e ben scritto, “Gli Ospiti”, il nuovo album del cantautore ligure Stefano Barotti dovrebbe essere, l’album del salto di qualità. La qualità artistica di Stefano Barotti, alta, era già stata ben dimostrata e comprovata dal precedente e infatti” Gli OspitI” è una conferma della scrittura originale e compatta del cantautore.

Ernesto De Pascale (Il popolo del blues)

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Recensione Gli Ospiti / Il gradito ritorno di Stefano “l’americano”

02-07-2007

È bello trovare delle conferme. A distanza di quattro anni da “Uomini in costruzione” ritrovo Stefano Barotti. Il suo esordio mi aveva conquistato per le sue atmosfere d’oltreoceano (avevo parlato di “profumo di prateria”), con i piedi ben piantati nella tradizione della migliore canzone d’autore italiana. Un piccolo miracolo, fatto di testi curati, di belle melodie e ottimi arrangiamenti. Si sa che il secondo disco è il più difficile. Ma il piccolo miracolo si è ripetuto. “Gli Ospiti” è un disco ben scritto, ottimamente suonato, con una sua forte identità.

 

 

Silvano Rubino (La Brigata Lolli)

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Recensione Gli ospiti

27-06-2007

Ci aveva convinto Stefano Barotti: così, al primo colpo, e per giunta con canzoni che tradivano una maturità collocata ben oltre la sua breve avventura discografica. A tre anni da Uomini in Costruzione, lodevole tentativo del giovane cantatore toscano di incrociare una melodia squisitamente mediterranea con strumenti, echi, visioni americane, grazie anche alla co-produzione di Jono Manson, ritorniamo a parlarne in occasione del seguito, Gli Ospiti. E ci tocca confermare ogni singola annotazione fatta in precedenza, perché seguendo un percorso ormai definito e consapevole il nuovo lavoro porta a compimento le intuizioni del passato attraverso undici brillanti episodi di folk rock italiano.

Fabio Cerbone (Rootshighway)

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Recensione Gli Ospiti

03-06-2007

Speriamo che la musica non si offenda troppo / se da tempo non mi faccio sentire”: comincia così il nuovo album di Stefano Barotti, “Gli Ospiti”. La musica non ha qua motivo di offendersi, perchè il ritorno del cantautore toscano soddisfa le aspettative create all’esordio con “Uomini in costruzione” (2003)...

Luca Meneghel (Mescalina)

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Recensione Gli Ospiti

01-06-2007

Gianni Zuretti (Buscadero)


Concerto - Jux Tap - Sarzana (Sp)

24-05-2007

La musica dal vivo non si è offesa troppo, come lui stesso temeva, ma la voglia di rivedere Stefano Barotti sul palco era tanta e la possibilità di ascoltarlo nella migliore delle ipotesi più che solleticante. Tre anni d'attesa per un secondo album che, dopo il sorprendente debutto di "Uomini in costruzione" e le anticipazioni acustiche live di brani maturi come "Gli ospiti", era più che atteso.

Altro che "difficult second album"! Nella dimensione "viva" le nuove composizioni hanno una forza folk-rock dirompente, frutto dell'affiatamento dei musicisti e della voce di Barotti che si è fatta più adulta, grintosa e sicura.

Alfredo Del Curatolo (Mescalina)

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Stefano Barotti, poeta in musica

22-05-2007

per lui un album internazionale

Marzio Pelù (La Nazione)


Il futuro della musica è negli anni '70

16-03-2006

Maurizio Pratelli (Corriere di Como)


Concerto - L'ultimo Caffè - Como

17-11-2005

Sono passati da poco i due anni dall'uscita del suo esordio, "Uomini in Costruzione" per la Club de Musique, e l'artista toscano Stefano Barotti, durante le serate dal vivo, continua ad emozionare gli spettatori e a convincere con la portata qualitativa dei testi e delle scelte musicali.
In acustico o con la band, in una sala da museo o in un locale, Barotti ha il potere di inchiodarti ad ascoltare le sue fiabe: ogni volta ti ritrovi a figurarti immagini di spaventapasseri, a pensarli come immobili punti di vista da cui si può vedere il mondo, oppure lupi mansueti e con gli occhi profondi che vegliano sotto il letto dell'amata.

Simone Broglia (Mescalina)


Stefano Barotti Dalle Apuane al New Mexico

01-10-2004

E' un asse geografico singolare quello che caratterizza Stefano Barotti, autore di un'opera prima dal titolo Uomini in Costruzione e semifinalista del concorso dellIsola che non c'era. Uno sguardo musicale filtrato attraverso il lavoro in due realtà di provincia (e in due paesi) sol suo, che ha regalato tante piccole storie cantate con passione e gusto.

Michele Manzotti (L'Isola che non c'era)


Uomini in costruzione

09-05-2004

Uomini in Costruzione si tradisce in qualche modo da solo, perchè fa emergere un autore tutt'altro che da costruire.

Fabio Cerbone (Rootshighway)

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Musica da ricordare

04-02-2004

In una foto d`autore i soggetti che colpiscono di più sono quelli posti nei punti di forza dell`inquadratura. Grazie a loro è possibile leggere un`immagine che, se realizzata in bianco e nero, non può non offrire un senso di nostalgia che riporta ai luoghi da dove veniamo, a cui siamo affezionati. Questa è la prima sensazione che può dare il disco d`esordio "Uomini in Costruzione" del cantautore toscano Stefano Barotti.

(Kronic)

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recensione: Uomini in costruzione

01-01-2004

Pag. 90

Paolo Vites (Jam - Gennaio 2004)


Recensione Uomini in costruzione

07-12-2003

In dodici tracce egli si candida meritatamente a credibile continuatore della vecchia tradizione. Grazie al contributo di una folta schiera d'ottimi musicisti ed alla produzione di Jono Manson - misconosciuto cantautore americano - questa prima opera, oltre a contenere canzoni di sicuro fascino, dimostra grande raffinatezza sul versante sonoro.

Alberto Pastorelli (rockit)

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Canzoni per l'america

04-12-2002

E' stato un successo il concerto tenuto negli USA da Stefano Barotti

Marzio Pelù (La Nazione)


Music stepped in traditions of Italy

01-11-2002

An italian connection brings Stefano Barotti to Santa Fe.

Paul Weidman (Pasatiempo)


Recensione Uomini in costruzione

24-04-2002

Discende da una razza antica Stefano Barotti. La sua musica ha il DNA del cantautorato più genuino, quello che nel nostro paese rischia l’estinzione a forza di essere clonato e riprodotto come un qualunque bene di consumo. A qualcuno potrà sembrare un conservatore, perché non strizza l’occhio a soluzioni sonore, ad effetti di produzione né tantomeno ad impatti più o meno contaminati o programmati che fanno tanta tendenza. Le sue canzoni sono frutti di un lavoro svolto ancora con le mani e con il cuore. Una voce semplice, che ama cantare i risvolti della vita. Il pregio di questi pezzi è l’equilibrio che riescono a tenere tra la canzone d’autore italiana e il suono dei cantautori americani: per molti la musica italiana suonata come negli States è un sogno da guardare ancora da lontano. Ma c’è chi quel suono cerca di costruirlo, a modo suo, non mettendo semplicemente insieme De Gregori e Bob Dylan, Fossati e Cat Stevens.

Christian Verzeletti (Mescalina)

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